Premessa.

     La coltura dell'asparago ha origini antichissime.
     Probabilmente proviene dai paesi dell'Asia occidentale.
     Come pianta spontanea era già nota agli Egizi che ne diffusero la coltivazione in tutto il bacino del Mediterraneo.
     Infatti, in Egitto sono numerosi gli affreschi che testimoniano di quanta considerazione godesse quest' ortaggio che veniva offerto in dono agli dei.
     Anche ad Ercolano ed a Pompei sono stati rinvenuti affreschi raffiguranti l'asparago.
     Ma il primo documento letterario che si occupa dell'asparago risale al 300 a. C. ed è il testo  "Storia delle piante" del greco Teofrasto.
     Circa un secolo dopo, Catone il Vecchio, nel suo libro "De agricoltura" dedicherà un intero capitolo alla coltivazione di questa nobile pianta descrivendone le tecniche colturali.
     Oggi la coltivazione dell'asparago è diffusa in tutto il mondo.
    


Asparagi Verdi coltivati in agro di Serramanna

Zona di produzione Superficie interessata Quantità prodotte Riferite al
Stati Uniti 34.000 ettari 1.000.000 di quinatli 1984
America Settentrionale 37.000 ettari 819.000 quintali 1984
Spagna 22.000 etttari 770.000 quintali 1988
Taiwan (Asia) 20.000 ettari 800.000 quintali 1992
Francia 17.000 ettari 600.000 quintali 1988
Italia 6.000 ettari 260.500 quintali 1990
Cile 4.000 ettari 15.000 quintali 1992

      In Italia le regioni in cui la coltivazione dell'asparago è più diffusa sono il Veneto, L'Emilia Romagna, il Piemonte, la Toscana, la Campania, la Puglia ed il Lazio.
      Gli asparagi possono essere di diverse varietà  e, a seconda di queste ultime, si distinguono diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti.
      Ultimamente si sta affermando con una certa decisione la coltivazioni di varietà definite "tutte verdi", con eccezione, del Veneto in cui sono molto diffuse specifiche tecniche colturali che mirano ad ottenere una colorazione bianca del turione.
      In Sardegna, la coltivazione dell'asparago è principalmente attuata nelle pianure del Campidano di Cagliari e Oristano e lungo le fasce costiere pianeggianti di Barisardo, Orosei, Alghero e Sassari.
      Secondo dati risalenti al 2001 la superficie regionale complessiva dedicata alla coltivazione dell'asparago in Sardegna era di 190 ettari.
      Considerate le favorevoli condizioni pedoclimatiche e la necessità per l'isola di "inventarsi" nuove colture in grado di garantire una sufficiente redditività economica, la coltivazione dell'asparago potrebbe, in Sardegna, rappresentare una scelta alternativa a quelle più tradizionali ma ormai limitate dalla CEE (pomodoro e vite) visto e considerato che l'asparago verde oltre a poter essere commercializzato come prodotto fresco, è sempre più richiesto dalle industrie di trasformazione che lo presentano sul mercato come prodotto surgelato, liofilizzato, disidratato, inscatolato o ancora, come ricercato ingrediente nella preparazione di creme, passati e minestroni.